Biografia

Ancora una guerra e gli ultimi anni

1° Settembre 1939: la Germania invade la Polonia e dà l’avvio alla Seconda guerra mondiale.

In quei giorni Baldessari scopre che era ricercato con l’accusa di essere antifascista e comunista. Era inoltre accusato di essere iscritto all’internazionale socialista, il ché era vero (aveva anche la tessera…) ma solo perché lo aveva iscritto d’ufficio Picasso, quando si erano frequentati a Parigi all’inizio degli anni Venti.  In quei giorni Baldessari era a Milano nel suo studio di Via Borgonuovo, e da amici in prefettura, seppe che l’OVRA (la polizia segreta fascista) lo stava aspettando a Chiasso nel caso tentasse di espatriare, visti i suoi rapporti con Hess (dei quali sapevano tutto…). Allora chiese aiuto a Rinaldo Corti, gallerista di Varese che più volte gli aveva organizzato mostre, e Corti capì subito che doveva farlo espatriare per altra via…  e quindi optò per Porto Ceresio.

1° Settembre 1939: la Germania invade la Polonia e dà l’avvio alla Seconda guerra mondiale.

In quei giorni Baldessari scopre che era ricercato con l’accusa di essere antifascista e comunista. Era inoltre accusato di essere iscritto all’internazionale socialista, il ché era vero (aveva anche la tessera…) ma solo perché lo aveva iscritto d’ufficio Picasso, quando si erano frequentati a Parigi all’inizio degli anni Venti.  In quei giorni Baldessari era a Milano nel suo studio di Via Borgonuovo, e da amici in prefettura, seppe che l’OVRA (la polizia segreta fascista) lo stava aspettando a Chiasso nel caso tentasse di espatriare, visti i suoi rapporti con Hess (dei quali sapevano tutto…). Allora chiese aiuto a Rinaldo Corti, gallerista di Varese che più volte gli aveva organizzato mostre, e Corti capì subito che doveva farlo espatriare per altra via…  e quindi optò per Porto Ceresio.

Fortunatamente tutto andò bene e Baldessari giunse Morcote, sul Lago di Lugano, verso la fine del 1939, in compagnia del Corti, che lo presentò ad un amico, Riccardo Poma, che era il responsabile comunale per la gestione delle tessere di razionamento. Poma per qualche giorno ospitò Baldessari e poi lo presentò a Dardo Gattelli, a suo tempo pittore provetto e quindi gallerista. Gattelli possedeva una villetta, vuota che pensò di offrire a Baldessari, e con la casa gli offrì anche un lavoro: produrre quadri di paesaggio in dose industriale, perché visti i tanti turisti vi era grande richiesta di paesaggi appunto… turistici. Però  Baldessari aveva paura di essere scoperto ed espulso dal Canton Ticino, e quindi non voleva firmare con il suo nome e a quel punto decisero di comune accordo di firmare queste opere con il nome di Gattelli.

La vista che si godeva (e si gode tuttora) dalla terrazza di quella modesta villetta data in uso a Baldessari era spettacolare: essa dominava tutto il paese sottostante,  e spaziava sul Lago verso Lugano. E dunque incantato da quella vista Baldessari sfornò centinaia di dipinti la cui vendita per l’artista ha rappresentato uno dei periodi più sereni e proficui della sua vita. Infatti, durante quegli anni di guerra Morcote era considerata un po’ la Portofino della Svizzera e quindi anche l’annuale ritrovo di tutti i Vip della Confederazione Elvetica.  La maestria pittorica di Baldessari, anche se nessuno sapeva che i dipinti fossero opera sua, conquistava l’attenzione dei ricchi turisti svizzeri e i quadri spesso erano acquistati ancora freschi di pittura.

Fortunatamente tutto andò bene e Baldessari giunse Morcote, sul Lago di Lugano, verso la fine del 1939, in compagnia del Corti, che lo presentò ad un amico, Riccardo Poma, che era il responsabile comunale per la gestione delle tessere di razionamento. Poma per qualche giorno ospitò Baldessari e poi lo presentò a Dardo Gattelli, a suo tempo pittore provetto e quindi gallerista. Gattelli possedeva una villetta, vuota che pensò di offrire a Baldessari, e con la casa gli offrì anche un lavoro: produrre quadri di paesaggio in dose industriale, perché visti i tanti turisti vi era grande richiesta di paesaggi appunto… turistici. Però  Baldessari aveva paura di essere scoperto ed espulso dal Canton Ticino, e quindi non voleva firmare con il suo nome e a quel punto decisero di comune accordo di firmare queste opere con il nome di Gattelli.

La vista che si godeva (e si gode tuttora) dalla terrazza di quella modesta villetta data in uso a Baldessari era spettacolare: essa dominava tutto il paese sottostante,  e spaziava sul Lago verso Lugano. E dunque incantato da quella vista Baldessari sfornò centinaia di dipinti la cui vendita per l’artista ha rappresentato uno dei periodi più sereni e proficui della sua vita. Infatti, durante quegli anni di guerra Morcote era considerata un po’ la Portofino della Svizzera e quindi anche l’annuale ritrovo di tutti i Vip della Confederazione Elvetica.  La maestria pittorica di Baldessari, anche se nessuno sapeva che i dipinti fossero opera sua, conquistava l’attenzione dei ricchi turisti svizzeri e i quadri spesso erano acquistati ancora freschi di pittura.

Poi,  il 25 aprile 1945, giunse la notizia che l’Italia era stata liberata. Baldessari però rimase ancora un po’ di mesi a Morcote per attendere che la situazione in Italia si fosse stabilizzata e poi, verso la fine dell’anno finalmente rientrò a rientrò a Rovereto.

Di Futurismo non si poteva neanche parlare (era subito accumunato al fascismo…) e quindi l’artista riprese la sua pittura figurativa ed anche l’incisione finché nel 1957 l’amico Corti, assieme al suo vecchio mecenate, l’Hess, organizzarono la pubblicazione di un piccolo libretto che di fatto fu la prima documentazione del suo periodo futurista. Quindi, a Trento nel 1962, Riccardo Maroni, che aveva avviato una collana sugli artisti trentini, pubblicò una piccola monografia che dava un panorama complessivo dell’artista, in quanto ‘pittore’, futurista e figurativo, ma anche di valente ‘incisore’.

Contestualmente già dal 1960 iniziarono varie mostre, a Venezia, Milano, Trento, ecc., con un nucleo di opere del periodo futurista che, una volta morto Hess, proprio nel 1957, Baldessari si era ricomprato dalla vedova: opere che non vedeva da quarant’anni. Tuttavia, Baldessari, ormai da anni ripiegato nella pittura di paesaggio, aveva della sua vita una visione più che amara e le sue ultime parole furono purtroppo avvolte da un crudo pessimismo.

«Ho dietro di me – scriveva nel maggio del 1962 – una lunga esperienza artistica. Ed è appunto per questo che le mie conclusioni non possono che essere amare. Stiamo avvicinandoci al dissolvimento di una cultura grandiosa e plurisecolare? Temo che la profezia dello Spengler sull’Untergang des Abendlandes [Baldessari cita il libro “Il Tramonto dell’Occidente”, che concepiva l’avanzata della modernità anche come una decadenza della cultura occidentale] si avveri: temo che le future generazioni di super-tecnici e di cosmonauti non avranno più interesse per l’arte, né chiodi per appendere alle loro pareti di cristallo e acciaio, i manufatti dei futuri maestri».

Poi,  il 25 aprile 1945, giunse la notizia che l’Italia era stata liberata. Baldessari però rimase ancora un po’ di mesi a Morcote per attendere che la situazione in Italia si fosse stabilizzata e poi, verso la fine dell’anno finalmente rientrò a rientrò a Rovereto.

Di Futurismo non si poteva neanche parlare (era subito accumunato al fascismo…) e quindi l’artista riprese la sua pittura figurativa ed anche l’incisione finché nel 1957 l’amico Corti, assieme al suo vecchio mecenate, l’Hess, organizzarono la pubblicazione di un piccolo libretto che di fatto fu la prima documentazione del suo periodo futurista. Quindi, a Trento nel 1962, Riccardo Maroni, che aveva avviato una collana sugli artisti trentini, pubblicò una piccola monografia che dava un panorama complessivo dell’artista, in quanto ‘pittore’, futurista e figurativo, ma anche di valente ‘incisore’.

Contestualmente già dal 1960 iniziarono varie mostre, a Venezia, Milano, Trento, ecc., con un nucleo di opere del periodo futurista che, una volta morto Hess, proprio nel 1957, Baldessari si era ricomprato dalla vedova: opere che non vedeva da quarant’anni. Tuttavia, Baldessari, ormai da anni ripiegato nella pittura di paesaggio, aveva della sua vita una visione più che amara e le sue ultime parole furono purtroppo avvolte da un crudo pessimismo.

«Ho dietro di me – scriveva nel maggio del 1962 – una lunga esperienza artistica. Ed è appunto per questo che le mie conclusioni non possono che essere amare. Stiamo avvicinandoci al dissolvimento di una cultura grandiosa e plurisecolare? Temo che la profezia dello Spengler sull’Untergang des Abendlandes [Baldessari cita il libro “Il Tramonto dell’Occidente”, che concepiva l’avanzata della modernità anche come una decadenza della cultura occidentale] si avveri: temo che le future generazioni di super-tecnici e di cosmonauti non avranno più interesse per l’arte, né chiodi per appendere alle loro pareti di cristallo e acciaio, i manufatti dei futuri maestri».

Oggi, a quasi sessant’anni da quelle parole, possiamo assicurare che Baldessari si sbagliava. Possiamo affermare che, nonostante i moderni palazzi ed i musei siano costruiti con pareti di ‘cristallo e acciaio’, le opere d’arte hanno sempre uno spazio privilegiato.

E specie le sue opere, così come quelle di Depero e di molti altri futuristi, che negli ultimi anni godono di sempre maggiore considerazione, critica, museale e di mercato.

Già minato da qualche tempo da una grave malattia, Baldessari morì a Roma il 22 giugno 1965.

Oggi, a quasi sessant’anni da quelle parole, possiamo assicurare che Baldessari si sbagliava. Possiamo affermare che, nonostante i moderni palazzi ed i musei siano costruiti con pareti di ‘cristallo e acciaio’, le opere d’arte hanno sempre uno spazio privilegiato.

E specie le sue opere, così come quelle di Depero e di molti altri futuristi, che negli ultimi anni godono di sempre maggiore considerazione, critica, museale e di mercato.

Già minato da qualche tempo da una grave malattia, Baldessari morì a Roma il 22 giugno 1965.

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Rientro nel figurativo e poi ancora futurismo