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Paesaggio e città

Come si è visto in premessa alla sezione sulla figurazione futurista, il gruppo di ritratti e studi su Dafne, che data alla primavera del 1916, ci assicura che a quell’epoca Baldessari era già rientrato dalla sua esperienza futur-astratta verso una sorta di riconoscibilità.

Ma è nel settore del paesaggio che invece meglio possiamo verificare la sequenza di quei momenti di passaggio che si ricollegano alla ricerca astratta del 1915, dipinti cioè ancora modulati su forme geometrizzanti e linee-forza Boccioniane: ne sono un esempio due piccole tavolette, e cioè uno Studio di paesaggio e Covoni, ambedue ancora del 1915, alle quali possiamo far seguire alcuni pastelli con scorci di Rovereto, quale memoria di visione, nei quali la riconoscibilità, sebbene ancora ordinata dalle linee-forza, appare più evidente.

Poi, è proprio su di un preciso soggetto di paesaggio che vediamo, scandito passo dopo passo, il ricomporsi nella definizione via via sempre più figurativa di un paese immerso nel verde: Lugo di Romagna.

E’ infatti in uno dei primi dipinti su questo tema, Riflessi su paese, ascrivibile appunto alla primavera del 1916, che possiamo verificare ancora presente il retaggio degli stilemi geometrizzanti che caratterizzano molti dei lavori astratti, e che proprio in quel dipinto iniziano a ricomporsi in forme riconoscibili. Ma sono poi anche vari altri dipinti e spesso disegni sullo stesso tema del paesaggio dove Baldessari mostra la sua lenta ricomposizione formale, e l’acquisizione di quel suo stile tipico, appunto fondato sull’uso di queste forme elementari, su queste geometrie aperte e dinamiche.

E ancora al paesaggio Baldessari dedica lavori di grande interesse sperimentale, realizzati, questa volta, nella piena adesione del cosiddetto ‘Futurismo toscano’. Mi riferisco a quelle tecniche miste che mutua da Soffici (il quale a sua volta aveva mediato dai papier collée di Picasso) dove si recuperano frammenti di giornali, abbinati a ritagli di lettere o numeri, poi ritoccati a tempera od olio. Qui, in particolare, abbiamo Notte+strada+luna, del 1918, cui seguono immediatamente alcuni dipinti sullo stessa tema come Fanali futuristi e Città + Notte, ambedue sempre del 1918, nei quali, questa volta, la location non è più il paesaggio agreste ma il rapporto uomo-città.

Chiude questa galleria il grande dipinto Ponte sul Tevere, del 1919, nel quale Baldessari è ormai giunto alla sintesi formale del paesaggio, composto da forme elementari che si susseguono con un andamento ritmico. Non si tratta più dell’onda lunga di un certo formalismo post-astratto, ma propriamente dell’ormai acquisita serie di coordinate formali che caratterizzano quello che possiamo definire lo ‘stile Baldessari’.

Con gli anni Venti, i paesaggi di fatto quasi scompaiono per riapparire invece, e con forza, dopo il 1924 con il rientro nella figurazione tradizionale.

Come si è visto in premessa alla sezione sulla figurazione futurista, il gruppo di ritratti e studi su Dafne, che data alla primavera del 1916, ci assicura che a quell’epoca Baldessari era già rientrato dalla sua esperienza futur-astratta verso una sorta di riconoscibilità.

Ma è nel settore del paesaggio che invece meglio possiamo verificare la sequenza di quei momenti di passaggio che si ricollegano alla ricerca astratta del 1915, dipinti cioè ancora modulati su forme geometrizzanti e linee-forza Boccioniane: ne sono un esempio due piccole tavolette, e cioè uno Studio di paesaggio e Covoni, ambedue ancora del 1915, alle quali possiamo far seguire alcuni pastelli con scorci di Rovereto, quale memoria di visione, nei quali la riconoscibilità, sebbene ancora ordinata dalle linee-forza, appare più evidente.

Poi, è proprio su di un preciso soggetto di paesaggio che vediamo, scandito passo dopo passo, il ricomporsi nella definizione via via sempre più figurativa di un paese immerso nel verde: Lugo di Romagna.

E’ infatti in uno dei primi dipinti su questo tema, Riflessi su paese, ascrivibile appunto alla primavera del 1916, che possiamo verificare ancora presente il retaggio degli stilemi geometrizzanti che caratterizzano molti dei lavori astratti, e che proprio in quel dipinto iniziano a ricomporsi in forme riconoscibili. Ma sono poi anche vari altri dipinti e spesso disegni sullo stesso tema del paesaggio dove Baldessari mostra la sua lenta ricomposizione formale, e l’acquisizione di quel suo stile tipico, appunto fondato sull’uso di queste forme elementari, su queste geometrie aperte e dinamiche.

E ancora al paesaggio Baldessari dedica lavori di grande interesse sperimentale, realizzati, questa volta, nella piena adesione del cosiddetto ‘Futurismo toscano’. Mi riferisco a quelle tecniche miste che mutua da Soffici (il quale a sua volta aveva mediato dai papier collée di Picasso) dove si recuperano frammenti di giornali, abbinati a ritagli di lettere o numeri, poi ritoccati a tempera od olio. Qui, in particolare, abbiamo Notte+strada+luna, del 1918, cui seguono immediatamente alcuni dipinti sullo stessa tema come Fanali futuristi e Città + Notte, ambedue sempre del 1918, nei quali, questa volta, la location non è più il paesaggio agreste ma il rapporto uomo-città.

Chiude questa galleria il grande dipinto Ponte sul Tevere, del 1919, nel quale Baldessari è ormai giunto alla sintesi formale del paesaggio, composto da forme elementari che si susseguono con un andamento ritmico. Non si tratta più dell’onda lunga di un certo formalismo post-astratto, ma propriamente dell’ormai acquisita serie di coordinate formali che caratterizzano quello che possiamo definire lo ‘stile Baldessari’.

Con gli anni Venti, i paesaggi di fatto quasi scompaiono per riapparire invece, e con forza, dopo il 1924 con il rientro nella figurazione tradizionale.

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