Biografia

Rientro nel figurativo e poi ancora futurismo

Come accennato nel capitolo precedente, il definitivo abbandono delle velleità di avanguardia, ed il rientro in ambito figurativo, fu una scelta obbligata dalle pressanti necessità vitali.

Ma il taglio non fu netto. Per alcuni anni, tra il 1922 ed il 1924, Baldessari lavora su più fronti (Novecento, Dada… ancora Futurismo… e già figurativo) ponendo al centro del suo lavoro non la ‘maniera’ ma la sua idea di ‘stile’, che in quel periodo era appunto continuamente influenzata dalla tendenze artistiche che incontrava.

Come accennato nel capitolo precedente, il definitivo abbandono delle velleità di avanguardia, ed il rientro in ambito figurativo, fu una scelta obbligata dalle pressanti necessità vitali.

Ma il taglio non fu netto. Per alcuni anni, tra il 1922 ed il 1924, Baldessari lavora su più fronti (Novecento, Dada… ancora Futurismo… e già figurativo) ponendo al centro del suo lavoro non la ‘maniera’ ma la sua idea di ‘stile’, che in quel periodo era appunto continuamente influenzata dalla tendenze artistiche che incontrava.

Il suo è un figurativo che spazia dalle periferie delle città svizzere e tedesche, ai contadini spagnoli, agli scorci romani, e poi trentini del Lago di Garda o anche a quelli ticinesi del lago di Lugano. Quella figurativa è però una stagione complessa, non ancora compiutamente analizzata, proprio perché s’intreccia ed a volte convive con la stagione sperimentale, a testimoniare anche del grande travaglio di un artista dibattuto tra le necessità ‘alimentari’ e il desiderio di una continua recherche. Ed è una stagione che inizia con un ‘battesimo’… Spesso, infatti, lo confondevano con l’altro Baldessari di Rovereto, quel Luciano Baldessari che in seguito diverrà uno dei più importanti architetti italiani. Ma, nei primi anni Venti, Luciano Baldessari era un valido acquerellista, anche lui con un passato futurista. E dunque, per distinguersi, Roberto Marcello Baldessari inizia a firmarsi Iras, prendendo le ultime quattro lettere del cognome a rovescio.

I primi dipinti figurativi iniziano a comparire già verso il 1923-24, durante un viaggio a Zurigo, da Hess, e poi immediatamente con il soggiorno spagnolo, e si tratta di opere alternativamente contrassegnate da un’attitudine espressionista o da un rutilante cromatismo, da un segno dinamico e sintetico e da volumi levigati e modulati.  Ma già nel 1926-27, vive un periodo a Roma, dove realizza decine e decine di disegni dal vero nei quartieri più tipici della città, fissando le situazioni più vernacolari: osterie, venditori ambulanti, e quant’altro. Ne sortirà un libretto titolato Disegni romani edito nel 1927.

Più avanti, verso lo scorcio degli anni Venti e l’inizio dei Trenta, i dipinti di soggetto tedesco mostrano una sorta di andirivieni tra pulsioni novecentesche, da una parte, ed un’insofferenza agli stilemi neo-classici, dall’altra. Ma questo è il Baldessari di quell’epoca, continuamente oscillante tra le suggestioni che gli derivano dalle sue molteplici esperienze artistiche. Tra l’altro a Berlino nei primi anni Trenta lavorerà anche per il cinema, realizzando vari manifesti murali

Il suo è un figurativo che spazia dalle periferie delle città svizzere e tedesche, ai contadini spagnoli, agli scorci romani, e poi trentini del Lago di Garda o anche a quelli ticinesi del lago di Lugano. Quella figurativa è però una stagione complessa, non ancora compiutamente analizzata, proprio perché s’intreccia ed a volte convive con la stagione sperimentale, a testimoniare anche del grande travaglio di un artista dibattuto tra le necessità ‘alimentari’ e il desiderio di una continua recherche. Ed è una stagione che inizia con un ‘battesimo’… Spesso, infatti, lo confondevano con l’altro Baldessari di Rovereto, quel Luciano Baldessari che in seguito diverrà uno dei più importanti architetti italiani. Ma, nei primi anni Venti, Luciano Baldessari era un valido acquerellista, anche lui con un passato futurista. E dunque, per distinguersi, Roberto Marcello Baldessari inizia a firmarsi Iras, prendendo le ultime quattro lettere del cognome a rovescio.

I primi dipinti figurativi iniziano a comparire già verso il 1923-24, durante un viaggio a Zurigo, da Hess, e poi immediatamente con il soggiorno spagnolo, e si tratta di opere alternativamente contrassegnate da un’attitudine espressionista o da un rutilante cromatismo, da un segno dinamico e sintetico e da volumi levigati e modulati.  Ma già nel 1926-27, vive un periodo a Roma, dove realizza decine e decine di disegni dal vero nei quartieri più tipici della città, fissando le situazioni più vernacolari: osterie, venditori ambulanti, e quant’altro. Ne sortirà un libretto titolato Disegni romani edito nel 1927.

Più avanti, verso lo scorcio degli anni Venti e l’inizio dei Trenta, i dipinti di soggetto tedesco mostrano una sorta di andirivieni tra pulsioni novecentesche, da una parte, ed un’insofferenza agli stilemi neo-classici, dall’altra. Ma questo è il Baldessari di quell’epoca, continuamente oscillante tra le suggestioni che gli derivano dalle sue molteplici esperienze artistiche. Tra l’altro a Berlino nei primi anni Trenta lavorerà anche per il cinema, realizzando vari manifesti murali

Nel 1933 fu richiamato all’impegno futurista dallo stesso Marinetti per il lancio dell’Aeropittura in Germania. Assieme all’amico Ruggero Vasari, già responsabile da anni della sezione futurista di  Berlino, fu incaricato dell’organizzazione di una mostra itinerante in Germania ed Austria, che si tenne prima a Berlino e poi Vienna.  Per questo rientro nel Futurismo Baldessari dovette reinventarsi uno stile, perché il suo tipico stile futurista degli anni Dieci ormai era fuori epoca. E quindi, se ai suoi inizi aveva guardato a Boccioni e Carrà, soprattutto, ora la figura preminente del Futurismo era Prampolini, e su quello stile cosmico-organico si sintonizzò con alcune tele di prova. Ma probabilmente non ne fu soddisfatto e quindi sviluppò un suo stile aeropittorico.

Ma già verso il 1937 questa nuova piega futur-propagandista gli stava stretta, e quindi rientrò nel più tranquillo ambito figurativo, con una pittura che assunse via via caratteristiche di un monocromatismo rotto da pochi scarti tonali. Si tratta di una pittura per certi versi consolatoria, ma sapiente, che si fonda su anni di esperienza e che non indugia mai in fronzoli e romanticherie. Pittura a volte greve, dura, altre, invece, ai limiti del ruffiano. La potremmo definire una Stimmungmalerei, una pittura degli stati d’animo, come l’ha chiamata un critico tedesco, proprio perché si adatta continuamente all’animo dell’artista.

Poi verso la fine del 1939 si trasferisce a Morcote, in Svizzera, ed inizia una nuova stagione artistica.

Nel 1933 fu richiamato all’impegno futurista dallo stesso Marinetti per il lancio dell’Aeropittura in Germania. Assieme all’amico Ruggero Vasari, già responsabile da anni della sezione futurista di  Berlino, fu incaricato dell’organizzazione di una mostra itinerante in Germania ed Austria, che si tenne prima a Berlino e poi Vienna.  Per questo rientro nel Futurismo Baldessari dovette reinventarsi uno stile, perché il suo tipico stile futurista degli anni Dieci ormai era fuori epoca. E quindi, se ai suoi inizi aveva guardato a Boccioni e Carrà, soprattutto, ora la figura preminente del Futurismo era Prampolini, e su quello stile cosmico-organico si sintonizzò con alcune tele di prova. Ma probabilmente non ne fu soddisfatto e quindi sviluppò un suo stile aeropittorico.

Ma già verso il 1937 questa nuova piega futur-propagandista gli stava stretta, e quindi rientrò nel più tranquillo ambito figurativo, con una pittura che assunse via via caratteristiche di un monocromatismo rotto da pochi scarti tonali. Si tratta di una pittura per certi versi consolatoria, ma sapiente, che si fonda su anni di esperienza e che non indugia mai in fronzoli e romanticherie. Pittura a volte greve, dura, altre, invece, ai limiti del ruffiano. La potremmo definire una Stimmungmalerei, una pittura degli stati d’animo, come l’ha chiamata un critico tedesco, proprio perché si adatta continuamente all’animo dell’artista.

Poi verso la fine del 1939 si trasferisce a Morcote, in Svizzera, ed inizia una nuova stagione artistica.

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